RITI E FESTE DEL FUOCO NELLE EDICOLE E LIBRERIE MOLISANE

VOLTURNIA EDIZIONI  

               21/06/2012 19.39.36

                 

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IL TOMBOLO
nel Cuore di Isernia
di Maria Stella ROSSI 
Olimpia GIANCOLA
Volume formato cm. 24 x cm 28
Pagine 112  con 93 illustrazioni a colori e in b/n
Stampato su carta patinata lucida da 200 gr/mq
Cucito filo refe con brossura
Copertina cartonata 
e sovraccoperta plastificata a colori
Prezzo € 26,00 
codice Isbn 978-88-96092-00-2
Prima edizione giugno 2008
SAGGISTICA


RECENSIONI

Due sono i luoghi che si contendono il primato per la fine lavorazione del merletto a fuselli: l'Italia e le Fiandre. Verso la fine del XV secolo si afferma quest'arte di merlettare, dall'evoluzione di altre tecniche già in uso, e sono proprio Venezia ed Anversa le due città a cui la gran parte degli studiosi fa riferimento per quanto riguarda la datazione storica.
Ma da ricerche più recenti sembra che le date più remote siano da attribuire all'Italia e fra le città in cui da più secoli si tramanda la tradizione di fare trine si annovera Isernia. Risale, infatti, al 1503 la presenza in Isernia della lavorazione a tombolo (dal latino tumulus con riferimento al cuscino d'appoggio). Nelle giornate della bella stagione ancora oggi si possono os-servare nei vicoli d'Isernia alcune anziane signore dedite a lavorare il tombolo continuando una preziosa tradizione che, attraversando il corso di cinque secoli, è arrivata fino ai nostri giorni. L'arte di fare merletti giunse ad Isernia dal Regno di Napoli intorno al XV secolo e si diffuse soprattutto nel periodo delle regine aragonesi Giovanna III e Giovanna IV, che amavano soggiornare nella città pentra e spesso facevano guarnire i loro ricercati abiti di merletti con tombolo di Isernia. Primo luogo eletto, dove si eseguiva il tombolo in maniera artistica, fu il Convento di Santa Maria delle Monache, che accoglieva le giovani fanciulle della nobiltà napoletana costrette a monacarsi per non suddividere il patrimonio. Nel Monastero benedettino le nobildonne arrivavano con ricca dote e soprattutto con conoscenze ed educazione raffinate (avendo studiato musica, pittura, ricamo) che trasferivano anche nell'esecuzione di trine particolarmente pregiate. Come avveniva non solo in Isernia ma anche in Italia e all'estero, furono i conventi a far conoscere e quindi a diffondere nei secoli il merlettare a fuselli: nel Monastero di Santa Maria le monache rifornivano di filo le la-voranti popolane che eseguivano i merletti, in seguito saranno commercianti locali a dare filo e disegni alle merlettaie. Una lunga storia accompagna il filo del tombolo, che si è dipanato nelle infaticabili mani di abili ricamatrici quando il fare merletti divenne una fonte di guadagno a conforto dell'economia di molte famiglie a cui contribuivano in maniera determinante proprio le donne isernine le quali, oltre ai pe-santi lavori nei campi e alle quotidiane incombenze della casa, destinavano quel che restava del loro tempo al lavoro del tombolo. Frotte di donne, sia bambine (ad Isernia corre il detto che si lavora il tombolo dalla culla alla tomba) sia adulte, po-polavano i vicoli d'Isernia, quelli più notoriamente legati alla presenza delle merlettaie: Vicolo d'Afflitto, Vico Pentri, Vico Iannotta, Vico Concezione, il rione detto il Codacchio, ma anche altri vicoli e piazzette che in maniera ortogonale si di-panano da Corso Marcelli, il cardo maximus della colonia latina che attraversa a metà la città nella sua parte antica. Un tempo, quando si lavorava nei vicoli, quasi ogni donna possedeva un pallone (così è detto ad Isernia il cuscino d'appoggio), alcune anzi ne avevano in casa due: uno per i lavori più piccoli da fare a volte la notte per il mattino, quando con la vendita della “puntina” ( lavoro a fuselli che serviva a rifiniture di fazzoletti o di altra biancheria) si potevano comprare beni di pri-ma necessità; l'altro per realizzare lavori che richiedevano un lavoro più impegnativo e lungo. La piazza e il vicolo erano anche i luoghi in cui avveniva la diffusione dei saperi e delle notizie locali quando, co-me dicono alcune merlettaie che oggi la-vorano in casa “la piazza era come la radio e la televisione di oggi perché lì si trascorreva il tempo e lì si parlava di tutto”. Attualmente il tombolo vive un periodo te-so al declino, così come sta avvenendo per la gran parte delle attività manuali, ma ancora tante sono le donne che lavorano pregiati merletti nelle loro case (sia nella parte storica della città che nei nuovi quartieri) alla luce di finestre e di balconi. Istituzioni ed Enti, ma anche ogni singolo cittadino, devono porsi come anello-tramite per passare questa secolare arte manuale alle nuove generazioni, seguendo nuovi tragitti che siano al passo con i tem-pi anche perché l'artigianato di ieri diventi la ricerca del domani. Proprio in questa prospettiva, per poter amplificare e diffondere la pregevolezza del merletti isernini, si colloca il volume Il tombolo nel cuore di Isernia che, oltre a fare un'attenta analisi sull'arte del tombolo, pone l'attenzione su questo patrimonio culturale che connota la Città di Isernia. Il libro richiama rinnovato interesse nei confronti della storia del tombolo e del suo futuro che deve necessariamente continuare anche tramite l'istituzione di un Museo, che non solo custodisca i lavori rari e unici ma che diventi fucina creativa e luogo di studio per giovani studenti e per quanti siano interessati a conoscere questo affascinante e particolare mondo dei lavori a fuselli, che dà vita a manufatti di sottile e intramontabile bellezza.

Da tempo non mi succedeva di provare intense emozioni sfogliando un libro. Stavolta è accaduto, sia per ciò che il libro contiene e sia per quello che invece non c’è ma che il libro stesso evoca mano a mano che si va avanti nella lettura. È un volume che profuma di memorie e di bellezze. Ne sono autrici Maria Stella Rossi e Olimpia Giancola, che gli hanno assegnato un titolo efficace: Il tombolo nel cuore di Isernia. Da secoli il merletto a tombolo è l’emblema della cultura materiale femminile di Isernia. Un’arte che col tempo è simbolicamente diventata la ‘condizione dell’anima’ delle nostre donne. Il loro vessillo sventolato con orgoglio, tangibile testimonianza d’un antico gusto per il bello. Un gusto che è raffinato e popolare al tempo stesso. Il libro, promosso dalla Regione Molise e edito dalla Volturnia Edizioni, è stato presentato lo scorso 4 luglio a Isernia, nell’aula magna dell’università, alla presenza d’un pubblico numerosissimo, ben oltre la capienza della sala, a testimonianza dell’interesse che l’opera ha immediatamente suscitato. All’evento culturale sono intervenuti il presidente della Regione Molise Angelo Michele Iorio (che è anche autore della Presentazione che apre il volume), il sindaco di Isernia Gabriele Melogli e, in qualità di relatori, l’antropologo Enzo Spera dell’università del Molise, il direttore della biblioteca comunale Fernando Cefalogli e il critico d’arte Antonio Picariello. La serata è stata completata dalle letture affidate a Lino D’Ambrosio e da un’appropriata appendice musicale. Il coordinamento è stato di Emilia Vitello. L’opera di Rossi e Giancola è costruita secondo preordinate ragioni d’indagine. Si apre con un breve profilo storico sulla tradizione del merletto in Europa e in Italia; profilo che, nel tracciare le fondamentali tappe di questo artigianato, pone in luce sia la grazia degli elaborati sia la condizione spesso non felice delle merlettaie. Esse, infatti, non di rado davano vita a trine la cui bellezza risultava moralmente offuscata dallo stato lavorativo in cui erano costrette ad agire. Fra loro, le orfanelle e le zitelle aggiungevano ad una posizione d’incompiutezza familiare un’ulteriore emarginazione, relegate com’erano ad una mansione di solitudine o di socialità ristretta. C’era, però, la gioia di produrre vere e proprie opere d’arte, fantastici pizzi in gran parte destinati a soddisfare le esigenze delle giovani spose, felici di portare in dote meravigliose tovaglie, coperte, asciugamani, centritavola, scialli. Gran parte del volume è, ovviamente, riservato alla tradizione isernina, la cui fortuna iniziale sembra connessa soprattutto all’attività delle religiose professe, delle suore converse, delle novizie e delle educande del convento di Santa Maria delle Monache (e, probabilmente, di quello di Santa Chiara), dove venivano ‘seppellite’ alcune giovinette dell’aristocrazia del reame napoletano, ma anche alcune sfortunate popolane locali. Fra le attività cui esse si dedicavano c’era appunto quella del tombolo, tanto rinomata da suscitare l’ammirazione della regina Giovanna III d’Aragona. Nei secoli, dalla clausura conventuale la lavorazione del pizzo al fusello s’è sempre più diffusa nel basso ceto, divenendo a Isernia una delle principali occupazioni femminili. Ciò ha indotto le autrici del libro a documentare un importante patrimonio di memorie orali, raccolte innanzitutto dalla voce delle anziane merlettaie, incontrate nei vicoli, nelle piazzette e nelle case del centro storico. Giancola e Rossi ci hanno tramandato in tal modo ricordi che altrimenti avrebbero rischiato l’obliterazione, e hanno scritto con garbata discrezione alcune significative pagine di etnostoria. Altri pregi del volume sono la ricerca iconografica e l’apparato fotografico. Già nei secoli XVI e XVII, le trine sono visibili in quadri d’autore; erano la ricchezza degli abiti dei cortigiani, dei prelati, delle nobildonne. Moltissime le foto incluse nel libro; foto d’epoca o recenti, provenienti soprattutto dagli archivi di Luciano Cristicini, Antonio De Vito e Tobia Paolone. Una documentazione che impreziosisce il prodotto editoriale trasformandolo anche in album di antropologia visiva, un album che mostra in tutto il loro splendore gli straordinari merletti nati dalle mani delle nostre pizzigliare. La pizzigliara intenta a far danzare re tummarieglie sul pallone è oggi decaduta a stereotipo turistico, benché la sua immagine di donna operosa e amabile abbia a lungo ispirato canti e poesie. La sua arte, purtroppo, ha fatto sorgere anche fenomeni di manodopera malpagata. Centinaia di lavoranti hanno, nel secondo Novecento, preferito la produzione veloce e semplice ai motivi creativi e artistici, degradando se stesse a fasoniste, spinte a ciò dalle pretese del mercato. L’antico merletto isernino, con l’ordito elegante e leggero e il disegno finemente elaborato, ha rischiato l’oblio, minacciato dall’abbandono e dal gusto dozzinale delle nuove clientele 

(Mauro Gioielli)

 

 

 


SCHEDA AUTORE
Maria Stella ROSSI

Laureata in Lettere, pubblicista, 

è autrice del volume 

Le benedettine di San Vincenzo al Volturno (Volturnia Edizioni, 2007). Direttore responsabile della rivista altri ITINERARI, ha curato la pubblicazione dei libri Vincenzo Rossi nella critica - vol. I (Edizioni del Centro Studi Letterari E. Frate, 2000), Fornelli tra storia e tradizioni (Volturnia Edizioni, 2003), Parole canzoni preghiere ed altro in dialetto fornellese (Volturnia Edizioni, 2007). 

Dirige (in collaborazione) la Collana di poesia contemporanea Amaryllis. Ha contribuito alla scrittura dei testi delle guide turistico-culturali Agnone e l’Alto Molise (2003) e Scapoli e il Museo della zampogna (2006) per i tipi della Volturnia Edizioni. Scrive per giornali e riviste, si occupa di critica d’arte.

Olimpia GIANCOLA

Nata e vive ad Isernia. Si è laureata in Lettere a Napoli ed ha insegnato sino al 2000. Dal 2003 al 2006 è stata  componente effettiva della Commissione per le Pari Opportunità del Comune di Isernia.  Negli anni 2005-2006 è stata componente della Commissione tecnico-scientifica del Progetto del Comune di Isernia “Allium Cepa”.  Dal 2001 è socia dell’Accademia Italiana della Cucina (Istituzione culturale della Repubblica)  con il ruolo di Consultore presso la Delegazione di Isernia. 

Dal 2006 è Coordinatrice Provinciale Donne della FNP CISL Molise.  E’ attiva nel sociale ed in particolare  è attenta alla condizione femminile.

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