Ho conosciuto don Domenico Sferra ascoltando i racconti di mio nonno, che da lui era stato battezzato, e soprattutto da mia madre, che da bambina e poi da giovane, frequentandolo quasi giornalmente, ne aveva ereditato semplicità e umanità. La curiosità di approfondire l’esperienza umana di questo sacerdote si era accresciuta nel tempo notando che le espressioni d’affetto e di rispetto verso di lui, erano sempre contaminate da una soffusa ironia sui suoi stravaganti comportamenti. Nella memoria popolare, infatti, è vivo il ricordo delle sue stranezze, oltretutto schernite anche dagli altri preti del paese che lo tenevano ai margini della vita parrocchiale, imbarazzati e intimoriti dai modi semplici e popolari di don Domenico. […] dalla introduzione dedll’Autore
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